
Da qualche giorno ho deciso di cambiare -abitudini- (cosa per me molto difficile...), provare a scrollarmi di dosso quei piccoli riti..ed ho iniziato dal mio iter verso il lavoro.
Ho deciso di abbandonare il metrò, simbolo ancora oggi di emancipazione del trasporto cittadino (in realtà solo buio, puzzolente ed affollato), per preferire il caro bus (a metano!), -traballante- ed incerto sul suo lungo percorso, che rende più lungo anche il mio, regalandomi però qualche scena migliore (a partire dai sedili -rossofuoco-).
Così mi siedo vicino al grande vetro, chiudo gli occhi sonnecchiante e punto il naso verso il sole tiepido del mattino...Questa luce sul viso mi riporta alle gite verso il mare, da bambina, quando i miei mi svegliavano a forza perché godessi della salubre aria delle prime ore mattutine. Ed io ne godevo tanto sì, ma più per quel viaggetto che mi cullava ancora un po', mentre sentivo avvicinarsi il buon -odore- salmastro nel vento...
In cuffia [Sud Sound System - La strada giusta]
Il mio bus frena piano e riprende la strada, ora l’ampia curva che passa accanto al ponte di -legno- della pista ciclabile, poi scende a prendere la sottoelevata, che trai suoi piloni mi lancia sul viso intermittenze di sole...
Qui c’è un’aria più intima e, malgrado il solito silenzio che accomuna tutti a quest’ora, la tanta luce mi desta poco a poco, immaginandomi su uno di quei -pulmini- di campagna che consegnano la posta “dove gli altri non arrivano”, correndo sulle curve, tra gli alberi frondosi, incuranti, spesso ignari, di altre strade, rumori e città.
